In Francia vincono i lavoratori e i sindacati. Una vera lezione ai sindacati italiani

Il governo francese ha deciso di fare  marcia indietro sulla riforma delle pensioni, la misura più contestata dell’età pensionabile a 64 anni per uscire dal mondo del lavoro. Da mesi era scattata  la protesta dei lavoratori, con  38 di scioperi in piazza , che non accettavano la riforma perche penalizzante per chi lavora e ostativa per i giovani in cerca di lavoro. I sindacati hanno portata la lotta fuori dal Palazzo e non si sono lasciati convincere nè intimidire dalla politica. Oggi la comunicazione ufficiale da parte del Governo della sospensione del provvedimento. I lavoratori Italiani invece si sono ingoiata la riforma “Fornero”  nel silenzio assordante dei sindacati e della politica ma accompagnata dalle lacrime dell’allora Ministro. Se i lavoratori Francesi sono cosi diversi dagli italiani è solo colpa dei sindacati o degli stessi lavoratori che continuano a subire in silenzio anzi continuano ad essere iscritti a sindacati che da anni fanno altro?

Salvatore Ronghi

Contratti gialli o regole ingiallite? Partecipazione, cogestione e rappresentatività

Il mondo del lavoro richiede una forte sinergia tra la politica e le parti sociali, rappresentative dei lavoratori e delle imprese, capace di elevare la qualità del lavoro attraverso una contrattazione adeguata e trasparente e di dare slancio alla produzione e all’economia in Italia.  Ritengo fondamentale il superamento del job act per dare vita a un modello contrattuale stabile e di qualità, avviare un nuovo modello di rappresentatività, anche territoriale, ed un nuovo sistema che fondi le proprie radici sulla partecipazione e sulla cogestione anche per evitare le tante truffe a danno delle risorse pubbliche e dei lavoratori. Questi i temi del confronto pubblico che abbiamo organizzato per giovedi 16 gennaio alle ore 15,00 presso la sede della Camera di Commercio, al Corso Meridionale n. 58 a Napoli. A questo primo confronto, seguiranno altri sui vari temi che saranno oggetto di attenzione di “Nuove Socialità”

Salvatore Ronghi

Il nullismo di De Magistris e le “sconfitte” della Destra a Napoli

Nel passato la Destra ha “vinto” a Napoli quando ha puntato su idee e progetti forti e su leader carismatici: negli anni ottanta fu messo in campo “Napoli Capitale” che era il tema di un grande progetto politico, teso a rendere la nostra città protagonista del Sud Italia e dell’intero Paese, messo in campo dall’On. Antonio Parlato e da una classe dirigente motivata e assetata di vittorie politiche ma non di potere e che, seppur dall’opposizione,  sapeva  far valere gli interessi della città. Fu un successo politico accompagnato anche dal carisma di Giorgio Almirante che, pur in assenza della legge per l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Repubblica, allora ‘cavallo di battaglia’ del MSI, fu il primo “candidato Sindaco” di Napoli.  Quel progetto politico rappresentava una Destra che riusciva a comunicare con l’intera città, dai quartieri popolari a quelli cosiddetti borghesi. Così come la candidatura di Alessandra Mussolini a Sindaco di Napoli è stata una grande occasione per riallacciare il rapporto con la Napoli più viscerale ed intensa attraverso la proposta politica di un grande partito che era Alleanza Nazionale. Su quella scia, la vittoria di Antonio Rastrelli alla presidenza della Regione Campania, che, non a caso, fu “ribaltato” proprio da quelle forze politiche “moderate” assetate solo di potere e di poltrone.  Poi, con lo scioglimento di An e l’indebolimento della proposta politica di centrodestra, la città si è allontanata nuovamente dalla Destra, come dimostrato dall’esito delle ultime elezioni comunali. In quella competizione elettorale il centrodestra nel suo complesso ha pagato il prezzo di una proposta politica non chiara, non chiaramente interpretata. non appassionante e divisoria. Ciò a conferma che la Città necessita di identità e valori chiari, di un linguaggio nettamente comprensibile, di un progetto coinvolgente e diretto alla mente e al cuore dei napoletani. Si può e si deve ripartire da tali errori per tornare a vincere! Bisogna avere il coraggio di lasciarsi il passato, seppur glorioso, alle spalle e rilanciare una Destra che sappia sintonizzarsi con i grandi problemi sociali e di sviluppo del territorio e particolarmente con quelli dei napoletani. Bisogna recuperare le tante intelligenze che hanno preferito il ritorno al privato in mancanza di un progetto politico aggregante e vincente. E, allora, per recuperare il rapporto con la città e per tornare a vincere, occorre grande autocritica e ripartire dai valori, dai programmi, dai contenuti.

Salvatore Ronghi

LA POLITICA NAZIONALE SEMPRE PIU’ UNA “MAIONESE IMPAZZITA”

L’Italia è in stagnazione e il Sud è in recessione. La disoccupazione aumenta così come l’emigrazione dei nostri giovani. La politica, invece di mettere in campo proposte sostenibili,   litiga sul “nullismo”, si confonde e confonde le idee altrui peggio di una maionese “impazzita”.  I pentastellati, seriamente avviati verso l’autodistruzione politica, oltre ad essere venuti meno a tutti i principi e punti del programma, ora si arrovellano nella rissa interna, cacciando chi, forse, si illude di essere ancora in un “Movimento” e non in un partito padronale per giunta di un comico ravveduto e corretto dal PD.  Un PD dilaniato dalle correnti interne e dai venti esterni di Renzi che ancora pensa di costruire un “centro” quando, invece, non capisce che gli elettori “centristi” sono già oltre e cercano la  “novità”, magari non prigioniera di un’Europa a trazione franco/germanica. Non è forse un caso che molti di questi elettori la “novità” la stanno trovando in Giorgia Meloni che,  in piena coerenza con le proprie Idee e con la chiarezza delle proposte , offre l’occasione di  costruire un vero Movimento Sovranista e, quindi, di nuovi Patrioti a difesa dell’identità , delle tradizioni e della cristianità, non solo dell’Italia ma dell’intero Occidente. La Lega, intanto, cresce ma continua ad essere un partito monocratico il cui programma non è chiaro, soprattutto per il Sud, anche perché è difficile comprendere una politica che agisce prevalentemente in rete, con una valanga di posti e di tweet. Questo è il vero nodo della politica italiana:  fare politica   “per” e nella “rete” e non per l’Italia e per il popolo italiano, composto da famiglie che, ogni giorno, combattono contro ogni tipo di problema, da lavoratori e professionisti in sempre maggiore difficoltà, da imprenditori che continuano a resistere, con sempre maggiore fatica, alla crisi economica e ad burocrazia ostile, da disoccupati che tentano di non arrendersi all’idea del becero assistenzialismo avanzato dai 5 stelle e cercano instancabilmente il lavoro.  Queste persone non trovano in rete le risposte ai loro problemi e, spesso, sono costrette ad abbandonare il Paese. Ci sarà mai una classe dirigente veramente politica che alla propria poltrona preferisce l’impegno a favore degli interessi generali?
Salvatore Ronghi

2020, CHE SIA L’ANNO DEL LAVORO

Era il 7 maggio del 2014 quando a Napoli fu presentata la nuova veste di “Nuove Socialità: ” Riparte “Nuove Socialità” on line, testata giornalistica volta a sviluppare il confronto sui temi di attualità politica, sociale e sindacale, a promuovere la cultura e la partecipazione democratica”. Sono trascorsi cinque anni e possiamo trarre un giudizio positivo sulla nostra attività che ha tenuto fede a quanto dichiarato alla presentazione del nostro giornale. Questo nuovo anno ci vedrà particolarmente impegnati sul tema fondamentale del lavoro. Il lavoro che c’è, il lavoro che manca, il lavoro che vorremmo. Troppe regole ingiallite dal tempo. Una giungla di norme non controllabili. Il vuoto tra domanda e offerta. Una formazione che il più delle volte serve solo ai formatori. Un sindacato Confederale incapace di rinnovarsi e sempre meno democratico. Il primo dibattito che vogliamo lanciare è proprio sul “modello” da adottare, perche al punto in cui siamo giunti non servono pannicelli caldi ma proposte “rivoluzionarie” e una di queste proposte sta scritta nella nostra Costituzione, all’articolo 46 “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Si, la Partecipazione e la Cogestione sono la stella polare del nuovo “modello” del lavoro in Italia. Se partiamo da questo avremo meno aziende in crisi, maggiore certezze per lavoratori e imprenditori, uno sviluppo sociale ed economico sostenibile, migliore utilizzo delle risorse pubbliche che significa meno “prenditori” e più “imprenditori”. Non sfuggo al nodo sulla rappresentatività da tutti evocata ma nessuna la vuole. Questo tema è fondamentale per la costruzione del nuovo Sindacato non più verticistico ma fortemente territoriale e categoriale. Il Sindacato deve scegliere tra fare il sindacato o fare impresa sindacale e allora anche qui la proposta “rivoluzionaria” è scritta nella nostra Costituzione, Articolo 39, il riconoscimento giuridico dei sindacati con le certificazione dei bilanci. E’ chiedere troppo? Noi crediamo di no ed ecco perché vorremmo un anno all’insegna del lavoro. Buon 2020!
Salvatore Ronghi